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Le badanti e la terapia dei farmaci: regole su Monza

Quando si tratta di assumere una badante, soprattutto se riferisce di aver già avuto altre esperienze, si è portati a dare per scontato che sappia gestire correttamente l’aderenza alla terapia, ma non è una materia da sottovalutare.

La badante è una risorsa indispensabile della nostra società, e in questo periodo è ancora più chiaro: tutti i familiari si sono resi conto e hanno avuto modo di capire quanta fatica e amore ci vuole per prendersi cura dell’altro, quanti sacrifici bisogna fare e quanto tempo occorre investire per dedicarsi al benessere di chi amiamo.

Va inoltre detto che la legge prevede che la somministrazione di farmaci sia resa da personale medico-infermieristico.

Ovviamente a casa questo è impossibile: ogni persona si assume singolarmente l’onere di come assume i farmaci e, quando non è in grado di farlo, questa incombenza viene assunta dal famigliare più prossimo che, se non convivente, delega la badante convivente.

E’ altresì vero che lasciare completamente questa responsabilità alle badanti non è giusto, neanche da un punto di vista contrattuale e legale.

Un buon compromesso è certamente l’adozione del blister settimanale: una scatola suddivisa in piccoli compartimenti, solitamente 7 colonne (una per giorno di settimana) e 4 righe (per ogni fascia oraria della giornata) in cui inserire il giusto dosaggio di farmaci per tutta la settimana. La cosa ideale sarebbe che, scegliendo un giorno fisso a settimana, un famigliare incaricato prepari il blister secondo la prescrizione medica e, se possibile, controlli che i farmaci vengano consumati con regolarità. Se la persona anziana insiste nel gestirsi da sé la terapia, l’inserimento del blister è comunque raccomandabile, a costo di dover insistere un po’ e farlo “digerire”, ma comunque resta importante che la badante ricordi gli orari e soprattutto che ne verifichi “visivamente” la reale assunzione. Il blister la solleva comunque dalla responsabilità di “azzeccare” dosaggi e tempi.

Le badanti spesso non hanno consapevolezza di cosa-serve-a-cosa e delle conseguenze di un’assunzione scorretta nell’orario o nella quantità, ed è giusto che sia così perché non sono personale medico. Tuttavia questo implica che possono avere la tentazione di “personalizzare” le modalità di assunzione, senza rendersi conto delle implicazioni, e su questo è importante restare sempre vigili.

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