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Accademia della Crusca e la parola “badante”. E a Monza?

Gettando un “Primo sguardo sul secondo millennio” della sempre risorgente questione della lingua, Claudio Marazzini ha ragione da vendere nel dedicare un intero capitolo al “Politicamente (s)corretto”, il subdolo purismo ideologico della postmodernità, che corrode dall’interno il sistema semantico-lessicale (e perfino morfologico) delle lingue. Fra le parole sulla graticola del postpurismo ideologico Marazzini si sofferma anche su badante, ritenuta offensiva dalle associazioni professionali, che vorrebbero sostituirle il più banale sintagma assistente familiare, “invocando la classificazione burocratica ISTAT delle professioni, illudendosi che l’ISTAT possa dettare le regole della lingua comune”.

Davanti alla testimonianza di una tale censura si può ben comprendere la reazione di Marazzini: «È arbitrario riportare l’origine di “badante” al contesto della custodia di animali, quando l’origine è probabilmente una forma dialettale legata a usi familiari (così il romagnolo abadanta, badanta; il lessico romagnolo registra fin dall’Ottocento abadé nel senso di “aver cura di uno”, per esempio badare a padri e fratelli). Del resto “badare” per “aver cura” esiste anche in toscano e in italiano letterario: si può “badare alle pecore”, ma anche “badare ai fatti propri” e “badare alle parole che si dicono”.

Si tratta di vedere se il burocratismo “assistente famigliare”, asettico e poco trasparente, che contende la propria area semantica ad altri analoghi burocratismi indistinguibili per il parlante comune, ma tra loro assolutamente diversi in base a una logica sindacale e amministrativa (ausiliario socio-assistenziale, ausiliario di assistenza per anziani, operatore addetto all’assistenza, ecc.), potrà avere una ricaduta sull’uso linguistico dell’intera collettività».

La parola badante nel nuovo millennio ha assunto nuovo vigore e una nuova accezione, ritagliata questa volta sul tipo di donna dell’Europa dell’Est, priva di una preparazione specifica ma disposta ad ogni tipo di incombenza, assunta quasi sempre in modo irregolare attraverso il passaparola e spesso pagata male e a nero, quindi talora fonte di problemi e conflitti penosi: nei quali non si sa mai se a non amare e a non sopportare sia il badante o il badato, perché entrambi ignorano ormai il segreto rapporto che nel mondo di ieri legava fra loro padroni e servi, quando la religione illuminava ogni azione e insegnava ai padroni la cura e la responsabilità dei servi e ai servi la fiducia nei padroni.

Tuttavia, al di là dei singoli e occasionali problemi, la “badante” del nuovo millennio svolge un lavoro prezioso e indispensabile, di cui dobbiamo tutti riconoscere il valore, perché senza di esso crollerebbe il difficile equilibrio su cui si regge l’attuale situazione sociale italiana.

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